martedì 7 aprile 2015

AI CONFINI DEL SOGNO con l'opera dell'artista Stefania Santarcangelo


Chi è Stefania?


Stefania Santarcangelo è un’artista che vive tra Berlino e Milano. Lavora con vari media, dall’elaborazione digitale alla pittura, dal disegno alla scultura e al ready-made. Nel 2010 vince il primo premio al Festival Internazionale di Arte Digitale “Ventipertrenta” curato da Terra dell’Arte a Belforte del Chienti e nel 2014 vince il primo premio al concorso "Evolution" curato da Impulsesart a Ferrara. L’ultima mostra personale è del 2012, “AI CONFINI DEL SOGNO” presso Art.Lab Arte Contemporanea a Grosseto. L’ultima mostra collettiva è del 2014, “Get the lead out” presso la Swoon Gallery a LOS ANGELES.


 

Cosa rappresenti nelle tue opere? 


Ogni opera indaga l’immaginario del sogno o le visioni dell’inconscio. Partendo dal concetto che la verità dell’anima risieda in una zona dormiente, messa a tacere dall’enorme meccanismo che regola la vita dell’uomo e spesso lo costringe a vestire delle maschere, le mie opere tentano di dare spazio all’invisibile, regalare una forma all’anima, poliedica, infinitamente grande ed infinitamente piccola. La figura femminile è padrona in mondi surreali, spogli, intensi, intrisi di emozione tangibile. La donna ora giace sola nell’ammirare il suo universo emotivo, ora è incastrata tra ingranaggi e meccanismi di orologi, ora è accompagnata da animali simboli di purezza. I colori predominanti sono il bianco e nero, a rivelare un’atmosfera onirica, mentre delle leggere sfumature di rosso suggeriscono un legame col mondo reale.




Che stato d’animo hai quando le realizzi?

Ogni opera nasce da una forte necessità di vedere l’invisibile, quindi provo grande curiosità e impazienza nel dare forma al mio subconscio e scoprirne le dinamiche tra i nodi del tempo e dello spazio.



Che domande credi si ponga il fruitore dinanzi ad esse? 


Credo che l’osservatore provi delle emozioni che lo trascinano in qualche luogo sconosciuto della sua anima, quindi la prima domanda che potrebbe porsi è: “come ho potuto dimenticare questo posto?”








Che tipo di arricchimento potrebbero dare in un ordinario contesto abitabile?

Il contesto abitabile ordinario è una forma di conforto per sentirci al sicuro da ciò che non conosciamo. La sfida dunque attraverso la presenza di un mio lavoro è quella di affrontare sé stessi, assumere consapevolezza e forza, trovare un senso senza la paura di perdersi nel cercarlo.





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