sabato 21 febbraio 2015

Libri per sognare. Le illustrazioni di Silvia Volonnino


Chi è Silvia Volonnino?


Sono una ragazza rimasta bambina. O meglio: una ragazza a cui manca l’essere bambina. Da piccola sapevo sicuramente molte più cose, e a tre anni l’infilarmi i colori nel naso di certo non mi spaventava! Adesso sì. Ho studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia dove mi veniva rimproverato di essere troppo illustrativa. Così mi sono specializzata all’Accademia di Belle Arti di Bologna in illustrazione per l’editoria. Sono una a cui piace non il semplice vedere, ma guardare, osservare. Ci sono cose piccole ma così meravigliose che se non ci metti l’attenzione ti sfuggono da sotto il naso, e così perdi la meraviglia e lo stupore che solo i bambini hanno. Questo è il tema ricorrente nei miei lavori. Alcuni titoli: “E io so…”, “Il Paese dei Grandi” e “Il Nostro”, tre libri pubblicati da Lineadaria.

















Come nascono i tuoi disegni?

Più che di disegni io parlo di libri, perché qui l’idea non si ferma in una tavola e non è fine a se stessa, ma si amplia e si completa sotto forma di libro, gioca con le parole, talvolta le contraddice, talvolta dà loro una forza che da sole non avrebbero mai potuto avere. Immagine, parola, forma di libro, questa è la mia tela su cui dipingere.
I miei libri nascono per caso. A volte vedo o penso a una piccola cosa e, invece di farla volare via, ci rifletto.
Una sera mi sono ricordata di un episodio di quando ero piccola: mi ero messa a catturare farfalle perché qualcuno mi aveva detto che volavano grazie alla polverina che avevano sulle ali, e così mi ero convinta di riuscire a volare anche io se l’avessi avuta sulle braccia. 

Quella sera ho visto la meraviglia della cosa, e ho pensato: “chissà cosa credevano di assurdo gli altri quando erano bambini!”. 
È così che è nato il mio libro “E io so…”.

Cosa c’è di te nelle tue illustrazioni?

Questa domanda la trovo particolarmente difficile. C’è una frase di Matisse che amo particolarmente: “Bisogna guardare tutta la vita con gli occhi dei bambini”. Penso che nelle mie illustrazioni si veda questa mia necessità di ritrovare quello sguardo spensierato, meravigliato, ingenuo, a volte felice e a volte malinconico, a volte silenzioso e poi di colpo chiassoso. Ho bisogno di sentirmi sospesa, di percepire la magia, di vivere sulle nuvole dove tutto è più bello.

C’è bisogno di leggerezza, e se voglio fare i capricci li faccio… come una bambina a cui non piacciono la verdure.
















Quali tecniche usi?


Di tutto. Acrilici, collage, matite colorate, grafite, orzocacao, tempera bianca… Di solito dipende dalla storia, perché ogni concetto ha la tecnica che lo rende più chiaro ed efficace.
Posso però dire con certezza che il digitale per me è ancora tutto un mistero. Pian pianino sto iniziando a prenderci confidenza per sfruttarlo a mio vantaggio per migliorare le tavole, cancellare dei difetti… ho provato persino a colorare in digitale! Però io preferisco ancora sporcarmi le mani, creare colori o superfici, macchie, che nessun pulsante o filtro possa ricreare (nemmeno io! Perché il caso è intervenuto nella mia opera). Se sfoglio un libro voglio poter toccare la carta, sentirne la porosità, l’odore dell’inchiostro. Quante volte mi sono tagliata! Succede solo con l’oggetto libro tra le mani.
Io gioco molto con la forma del libro, con l’alternarsi delle pagine, con le doppie pagine. I libri digitali, invece, hanno solo una facciata. Si perdono molte possibilità a parer mio.

Però il mondo si sta evolvendo, e noi dobbiamo imparare a evolverci con lui senza farci sottomettere. 










Che stato d’animo hai mentre le realizzi?


Ogni volta che mi trovo davanti a un foglio bianco prima di tutto sono intimorita. Allora macchio il foglio, ci appiccico una carta strappata da un giornale, o ci faccio una ditata a matita. Una volta che il foglio non è più bianco, divento curiosa.

Anche io non so mai come risulterà il mio lavoro una volta finito. Adoro proprio questa sorpresa e la magia nel vedersi creare forme, immagini e storie davanti ai miei occhi, come in un film, da un foglio bianco.


Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Penso che la chiave di volta del mio lavoro sia la comunicazione. A differenza di un quadro dove il pittore esterna le emozioni per se stesso, in un libro il messaggio deve essere chiaro per il pubblico. Io faccio qualcosa per gli altri. Mi piace pensare di donare un’emozione a qualcuno attraverso i miei libri, a qualcuno anche molto lontano, qualcuno che magari nemmeno conosco. E magari, senza saperlo, riesco a emozionarlo o affascinarlo o fargli pensare a qualcosa di bello, fargli riprovare il fascino delle piccole cose e magari fargli cambiare la visione del mondo e renderla più felice. Visione esagerata e utopistica? Forse sì, ma si sa: a me piace volare con la fantasia, e 
il mio mestiere mi permette di farlo. Ecco qual è il bello del mio lavoro.









Quale forma di magia o meraviglia vorresti esaltassero?

Per quanto riguarda gli adulti, vorrei far provare loro una meraviglia malinconica.Ogni gesto quotidiano come annaffiare un fiore o il bere il té ha qualcosa di affascinante. Ecco che, immortalando quell’attimo in un disegno, improvvisamente ci si dà importanza. Mentre per quanto riguarda i bambini vorrei che i miei lavori stimolassero in loro la creatività. Ecco perché privilegio la tecnica mista, segni spontanei, macchie e campiture colorate che escono dai rispettivi contorni. Perché nell’Arte non ci sono limiti, e tutto si può fare!

Che tipo di arricchimento i tuoi lavori potrebbero dare all’interno di un ordinario contesto abitabile?


In un contesto abitabile i miei lavori potrebbero trasmettere a chi ci vive quell’atmosfera lontana da ogni problema che affligge ogni giorno il nostro quotidiano.

Io ho le mie illustrazioni in casa e vivo nel mondo dei sogni, vivo nelle storie dei miei libri con i miei personaggi, in una tazza, serenamente. Forse Tanguy aveva paura di crescere. Le mie illustrazioni nella sua casa potrebbero essere per lui uno specchio della sua anima, o semplicemente trasmettergli conforto e comprensione.


Chi non vorrebbe vivere in un mondo magico dove volare è possibile?!


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