martedì 24 febbraio 2015

La flessuosità delle forme nelle sculture di Paolo Polenghi

Chi è Paolo Polenghi? 

Laureato in Architettura a Venezia nel 1979, pratico la libera professione e insegno al Liceo Artistico "E.U.Nordio" di Trieste. Ho iniziato ad insegnare un po' per gioco finendo con l'appassionarmi. Dal 2005 ho cominciato a modellare la creta con lo scultore e ceramista Franco Sala, per passare nel 2007 alle fusioni in bronzo e dal 2009 lavoro il legno con i maestri scultori della Val Gardena. Ho ripreso in realtà la passione per la scultura che ho sempre avuto fin da ragazzo ma che gli studi tecnici mi avevano fatto accantonare. Da principio mi cimentavo con copie di altri scultori, non riuscendo però a stare dentro la copia, veniva sempre fuori la mia interpretazione. Ad un certo punto il mio preside mi ha detto: "Paolo, basta con queste copie inizia a fare qualcosa di tuo!". 













































Come nascono le tue sculture?

Mentre lavoro non penso mai al risultato finale, le mani partono e vanno un po' da sole come se il cervello si staccasse e viene fuori qualcosa di non controllato e non controllabile: è un bel modo di conoscersiSoltanto poi rifletto su cosa ho fatto e mi accorgo che c'è questa donna che ritorna sempre, in posizioni diverse, ma in un certo senso è sempre lei.


















Quale tecnica preferesci? 

La scultura in legno con la motosega. Volevo provare a realizzare delle sculture di grandi dimensioni. Il legno poi è un materiale meraviglioso: se entri in un ambiente dove c’è una scultura in legno senti il profumo ancora prima di vedere la scultura: è l'essenza del cirmolo, uno dei legni più usati dagli scultori della Val Gardena che continua a profumare anche molti anni dopo essere stato tagliato. Lavorare un tronco è come realizzare una barca dentro una bottiglia: hai quel determinato volume entro il quale devi rimanere e ti può suggerire qualcosa come accadeva nel Medioevo per le statuette a forma di "S" che assecondavano la forma della zanna d'elefante su cui venivano intagliate. 
  


Quale forma di magia o meraviglia vorresti esaltassero?

Le mie sculture in legno sono al limite della realtà: il contrasto del segno duro della motosega che esalta le forme molto flessuose del corpo femminile. Cerco di restituire alle mie sculture la dinamicità del movimento attraverso posizioni al limite del naturale. I tagli netti della motosega da cui nasce il contrasto tra materiale, forma e rappresentazione. 


Che tipo di arricchimento le tue sculture potrebbero dare all'interno della casa di Tanguy?

Una casa galleria è la mia casa ideale. Ho cercato di mantenere questo discorso nel mio arredo, minimalista ma di supporto a qualsiasi tipo di opera. Ho una mia scultura in legno alta 2 metri: quando esco di casa la saluto! 
Un’architettura che uso far riprodurre ai miei studenti è il padiglione tedesco dell'architetto Ludwig Mies van der Rohe realizzato a Barcellona in occasione dell'Esposizione Universale del 1929, uno dei massimi esempi di architettura moderna e minimalista. All’interno di questo edificio c’è una scultura nella piscina piccola a grandezza un po’ più che naturale ed è un punto focale. Mi piace il contrasto fra l’arredamento minimale e un elemento figurativo che spicchi totalmente, non usare cioè la decorazione nell’arredo ma concentrarla in un punto che diventa centrale, soprattutto per la scultura che viene letta insieme al contesto e questo rapporto può uccidere o valorizzare enormemente l’opera. Quindi se la casa dell’amico Tanguy ha queste caratteristiche l’opera può funzionare se invece è una casa molto carica meglio avere un pezzettino piccolo messo in una posizione tranquilla.












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