mercoledì 21 gennaio 2015

Michele Pisanelli, il Nonno artigiano delle navi

Michele Pisanelli ha 90 anni, ogni mattina va nel suo studio e lavora sapientemente il legno: realizza modelli di imbarcazioni, precisi al millimetro in ogni dettaglio. Sul suo banco di lavoro c'è sempre qualche leggendario vascello che sta per prendere vita. Valeria racconta a Tanguy, la storia del suo nonno artigiano che ha costruito, con lavoro certosino, il suo oggetto delle meraviglie: la Sovereign of the seas (ovvero la Sovrana dei mari) è stata la nave da guerra più grande e potente della sua epoca. Voluta da re Carlo I d'Inghilterra, varata nel 1637, regnò incontrastata per oltre sessant'anni. Realizzata in scala 1:100


Tanguy: Come questa nave ha trovato la strada per entrare nella tua casa? 


Valeria: Un regalo per il mio venticinquesimo compleanno di mio nonno Lino: uomo d'altri tempi e grande artigiano modellista che possiede un sapere che si sta perdendo. Mio nonno all'epoca aveva già superato gli ottantacinque anni ma si era premurato di costruire la Sovrana dei mari per me. Mi ha riempito il cuore perché so quanta cura e dedizione impiega per realizzare i modelli, precisi al millimetro in ogni dettaglio. Trai i suoi numerosi nipoti ero rimasta tra i pochi senza nave, non avevo mai avuto il coraggio di chiederla. Credo ci siano voluti almeno cinque mesi per ridare vita a questo leggendario vascello. Ogni singolo pezzo di legno è stato realizzato a mano con il seghetto, con lavoro certosino mio nonno realizza anche gli ornamenti dei vascelli. Dietro ogni "miniatura" c'è la sua ricerca per trovare i disegni originali in scala delle navi, ormai sempre più rari. 


                                   

Tanguy: Come ti senti quando osservi la tua nave?


Valeria: Mi riporta ai ricordi di quand'ero bambina, rimanevo ore seduta accanto a mio nonno ad osservarlo mentre intagliava e curvava sapientemente il legno, intento a costruire le sue navi, narrandomi gli episodi storici legati ad ognuna di esse: quali mari e quali battaglie avessero dovuto affrontare. Ricordo anche l'emozione che provavo nel vederle nascere, poco a poco, dal lavoro delle sue mani esperte. Sono legata a questa nave perché è in grado di raccontare la vita di un Uomo,come forse non ne nascono più, da ragazzo operaio del Cantiere navale di Trieste, promosso aiuto disegnatore per la sua bravura. Profondo conoscitore di un'arte e una manualità che sta scomparendo.   


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