sabato 3 gennaio 2015

Francesca Verardo e i suoi pezzi unici: piccole sculture, ornamento del corpo e dello spazio


Una ricerca tra le pieghe dell’arte, dell’artigianato e del design. Pezzi unici, piccole sculture, che per mezzo di un materiale, la ceramica, diventano ornamento del corpo e dello spazio. Questi manufatti trasmettono la dedizione, la passione e il sapere di chi li progetta. Sono preziosi elementi a zero carati della nostra quotidianità.








Chi è Francesca?


Francesca Verardo è nata a Pordenone nel 1983. Architetto, per percorso di studi affrontato ma per passione e da poco anche per professione, ceramista. Ha iniziato la sua formazione artistica come ceramista nel 2003 attraverso un'intensa serie di corsi con celebri artisti contemporanei. Dedica la sua attuale ricerca al gioiello contemporaneo, lavorando sia la ceramica che la porcellana. Il suo lavoro è esposto in molti negozi e gallerie in Italia, Europa e Australia.













Cosa c'è di te nelle tue creazioni?


Tutto! Poiché sono io a concepirle, elaborale e realizzarle, rappresentano tutta me stessa


Come vengono realizzati i vasi?

I vasi hanno un procedimento lungo e complesso. Sono partita, come faccio sempre, disegnando l'oggetto; in seguito ho realizzato un cartamodello, che mi ha dato la dimensione volumetrica dell'oggetto finito. Ho poi modellato uno stampo in gesso che ne riprendesse le forme e ricavato il negativo di quest'ultimo, un contro-stampo: essendo cavo, può essere riempito di argilla liquida che, lasciata asciugare, aderisce alle pareti determinando lo spessore dei lati del vaso. A questo punto procedo alla rifinitura della superficie esterna; è una fase molto delicata perché l'oggetto è ancora morbido e può deformarsi facilmente. Determino l'effetto marmoreo graffiando il vaso con apposite spatole. 
Dopo una lenta essiccazione avviene una prima e lunga cottura a 1000 gradi che trasforma l'argilla in ceramica. Una volta cotti i vasi sono ulteriormente rifiniti, attraverso un'accurata levigatura che rende la superficie esterna molto liscia al tatto. In base alla versione procedo poi in 2 direzioni: se la versione prevista è Raku (un'antica tecnica giapponese) procedo ad estrarlo incandescente da una seconda cottura e stenderlo su un letto di trucioli, provocando una combustione che consente al fumo di “colorare” le pareti con delle sfumature antracite/nere. Invece, se la versione da fare è colorata, applico degli smalti all'interno del vaso che vengono fissati anch'essi in una seconda ed ultima cottura.





Che stato d’animo hai mentre lavori?

Dipende dal momento. Quando progetto sulla carta ho un approccio libero e aperto a qualsiasi soluzione. Nella realizzazione invece sono molto concentrata, soprattutto dove è richiesta particolare accortezza decorativa, come in alcune versioni dei gioielli, che rappresentano una parte molto importante della mia produzione.

Quale forma di magia o meraviglia vorresti esaltassero?

Una forma di meraviglia è suscitata dall'aspetto sempre nuovo che i vasi assumono in base al lato su cui vengono appoggiati e al punto di vista da cui li si osserva. Lo stupore è inoltre garantito dalla differenza tra percezione visiva e tattile: mentre la prima comunica un aspetto ruvido e materico, la seconda per contrasto risulta liscia e setosa. Vorrei che le mie creazioni fossero in grado di risvegliare una sensibilità per degli oggetti che racchiudono un sapere tramandato ed evolutosi nei secoli, come quello della ceramica, e parallelamente riuscissero a raccogliere e rappresentare gli aspetti formali e decorativi contemporanei.

Che tipo di arricchimento potrebbero dare all’interno della casa di Tanguy?

Vorrei che i miei vasi fossero in grado di avere un duplice valore, che non li releghi a mero oggetto artistico o funzionale. Che espletino contemporaneamente sia una funzione pratica (svuota tasche, portapenne, in base al lato dove viene appoggiato) che decorativa, in modo da poter soddisfare al meglio le necessità e la sensibilità dei miei clienti.

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