venerdì 30 gennaio 2015

Il Ritratto di Vera: ponte di collegamento tra passato e presente

Ritratto di Vera 
Vera

Tanguy: Come questo ritratto ha trovato la strada per entrare nella tua casa?


Un pomeriggio dell’ estate 1988, venne a trovarci a casa un pittore che conosceva mio padre,ad essere sincera non ho molti ricordi di quella giornata perché avevo solo 5 anni, mia madre però mi racconta che l'artista Nino La Barbera fu colpito dalla mia simpatia e vivacità e decise così di farmi un ritratto.Il disegno è stato fatto con dei pennarelli su un telo di cotone, in poco più di mezz’ora.

Tanguy: Come ti senti quando osservi il tuo ritratto?           


Quello che mi colpisce di più quando lo osservo sono gli occhi: sembrano vivaci ma allo stesso tempo vagamente malinconici, fino all’età di 9 anni devo dire di aver passato un’infanzia molto serena, ho avuto la fortuna di viaggiare molto insieme ai miei genitori e mi divertiva conoscere posti e persone nuove. Ecco, quando mi rivedo in questo disegno, o quando guardo una foto di quando ero più piccola mi sembra un pò di tornare indietro nel tempo e rivivere quei momenti spensierati.


Past
Present

Tanguy: È stato facile trovare nella tua casa il posto per la tua opera d’arte?


Sì, è stato facile trovare il posto ideale per questo disegno, dopo averlo fatto incorniciare, ho deciso di appenderlo esattamente di fronte al mio letto. La sera, prima di dormire, riguardo quegli occhi ed instauro repentinamente un collegamento tra la persona che sono oggi e quella Vera che in fondo sono sempre stata.


"Tutto quello che diventerai lo sei già, tutto quello che conoscerai, lo sai già. Quello che cercherai, ti sta già cercando, è in te."

Alejandro Jodorowsky 


martedì 27 gennaio 2015

Dal fondo dei cassetti, i pezzi di metallo implorano: Salvateci!


Dalle discariche, dagli angoli dimenticati o dal fondo dei cassetti, i pezzi di metallo implorano: Salvateci!
Persino quelli ancora nuovi, o addirittura funzionanti, urlano: Liberateci! E allora le mie mani offrono loro l'opportunità di diventare, per la prima volta, protagonisti di un'avventura estetica collettiva e in alcuni casi di offrire anche un po' di luce...



 Luis Mario Borri












Luis Mario Borri è nato a Berisso, Argentina, figlio d'immigranti italiani, madre d Savona e padre triestino.Esule dal suo Paese negli anni della dittatura. Oggi vive a Reggio Emilia, autodidatta, daltonico e mancino. Lo trovate l'ultima domenica di ogni mese al Mercato dell'Antiquariato di Milano, lungo i Navigli. 


La spazzatura metallica, chatarra in spagnolo, è la materia prima delle sue sculture.Luis Mario, dona una nuova vita agli scarti, pomelli di porte, pezzi di metallo buttati o trovati a terra. "Le mie sculture - racconta - nascono dalle mie mani, mentre la mente si occupa d'altro, libera di vagare grazie alla manipolazione del metallo". Avvitare e svitare, montare e rimontare gli ingranaggi, equivale per lui a recitare un mantra, imparando la cultura della pazienza. I suoi robot, cavalieri donchisciottiani, creature stravaganti e divertenti, si fanno portatori del personale appello etico di Luis Mario. "Gli esseri umani - spiega - come pezzi di metallo,sono i componenti di svariati meccanismi costruiti per svolgere funzioni anonime e precise.Una volta dismessi, privati cioè del ruolo produttivo, vengono abbandonati e lasciati arrugginire.Nella società consumistica, persino gli esseri umani, valgono in quanto servono, se no, si buttano". L'arte del riciclo di Borri contro la condanna ad essere soltanto materialmente utili. Le sue opere, invece, offrono un altro tipo di nutrimento. Quello spirituale.







                                  
     

mercoledì 21 gennaio 2015

Michele Pisanelli, il Nonno artigiano delle navi

Michele Pisanelli ha 90 anni, ogni mattina va nel suo studio e lavora sapientemente il legno: realizza modelli di imbarcazioni, precisi al millimetro in ogni dettaglio. Sul suo banco di lavoro c'è sempre qualche leggendario vascello che sta per prendere vita. Valeria racconta a Tanguy, la storia del suo nonno artigiano che ha costruito, con lavoro certosino, il suo oggetto delle meraviglie: la Sovereign of the seas (ovvero la Sovrana dei mari) è stata la nave da guerra più grande e potente della sua epoca. Voluta da re Carlo I d'Inghilterra, varata nel 1637, regnò incontrastata per oltre sessant'anni. Realizzata in scala 1:100


Tanguy: Come questa nave ha trovato la strada per entrare nella tua casa? 


Valeria: Un regalo per il mio venticinquesimo compleanno di mio nonno Lino: uomo d'altri tempi e grande artigiano modellista che possiede un sapere che si sta perdendo. Mio nonno all'epoca aveva già superato gli ottantacinque anni ma si era premurato di costruire la Sovrana dei mari per me. Mi ha riempito il cuore perché so quanta cura e dedizione impiega per realizzare i modelli, precisi al millimetro in ogni dettaglio. Trai i suoi numerosi nipoti ero rimasta tra i pochi senza nave, non avevo mai avuto il coraggio di chiederla. Credo ci siano voluti almeno cinque mesi per ridare vita a questo leggendario vascello. Ogni singolo pezzo di legno è stato realizzato a mano con il seghetto, con lavoro certosino mio nonno realizza anche gli ornamenti dei vascelli. Dietro ogni "miniatura" c'è la sua ricerca per trovare i disegni originali in scala delle navi, ormai sempre più rari. 


                                   

Tanguy: Come ti senti quando osservi la tua nave?


Valeria: Mi riporta ai ricordi di quand'ero bambina, rimanevo ore seduta accanto a mio nonno ad osservarlo mentre intagliava e curvava sapientemente il legno, intento a costruire le sue navi, narrandomi gli episodi storici legati ad ognuna di esse: quali mari e quali battaglie avessero dovuto affrontare. Ricordo anche l'emozione che provavo nel vederle nascere, poco a poco, dal lavoro delle sue mani esperte. Sono legata a questa nave perché è in grado di raccontare la vita di un Uomo,come forse non ne nascono più, da ragazzo operaio del Cantiere navale di Trieste, promosso aiuto disegnatore per la sua bravura. Profondo conoscitore di un'arte e una manualità che sta scomparendo.   


martedì 20 gennaio 2015

Jan Sedmak e il suo personale racconto breve illustrato


In ogni illustrazione di Jan Sedmak è raccontato un mondo e ogni disegno si può guardare da più punti di vista. Illustratore freelance e graphic designer, classe 1983, vive a Trieste. 

Inizia a disegnare da giovanissimo.
Diplomato all'Istituto d'Arte, continuava a disegnare perfino durante le ore di matematica. Autodidatta, gli piace esprimersi attraverso il disegno ma non è completamente a suo agio con l'etichetta dell'Artista. Definisce le sua produzione a metà tra arte e artigianato. Jan infatti ha anche un laboratorio di serigrafia. Nelle sue illustrazioni dà importanza soprattutto al messaggio visivo e il racconto si svela grazie agli indizi a volte nascosti nei dettagli delle forme. L'illustrazione è per Jan come un racconto breve
I grandi maestri come Altan e gli illustratori dell'Europa dell'Est, dagli anni Settanta fino ad oggi, hanno lasciato un imprinting nel suo immaginario, perché erano i libri che giravano nella sua casa di quand'era bambino. L'ispirazione, dice, arriva osservando le cose che gli stanno intorno, un po' come fanno tutti. Per realizzare le sue illustrazioni, Jan Sedmak disegna a mano su carta, poi importa il disegno al computer senza ritoccare il segno. Sempre alla ricerca di nuovi processi creativi, di recente ha iniziato a sperimentare la tavoletta grafica, rimanendo fedele al disegno originale.







Ebete con camicia a scacchi (Portrait with checkered shirt)   è un lavoro personale di Jan Sedmak, secondo lui vedere dei volti negli oggetti di uso quotidiano è un modo per sorridere e sentirsi meno soli.







Lavoro su commissione, poster per un concerto di Toni Bruna che presentava il suo album intitolato Formigole, ovvero formiche in triestino. Jan ha giocato su questo nella sua illustrazione,provando ad invertire i ruoli nel gioco crudele che si fa da bambini bruciando le formiche con la lente d'ingrandimento. Questa volta è una formica antropomorfa, in ginocchio, una postura sacra che richiama le icone russe, a mettere in atto, al rovescio, il gioco crudele.




Ironico, Jan cerca sempre di divertirsi durante il processo creativo. Una delle sue opere è nata per fare il verso in maniera giocosa all'amico Gianmaria che continuava a postare sulla propria pagina facebook le foto delle celebri piastrelle in ceramica di Lisbona. Il disegno originale di Jan, ripetuto e moltiplicato, va a creare il pattern con un dettaglio che non scopri subito ma solo dopo un'osservazione più attenta..

Prayer, 2014






Altri lavori di Jan Sedmak

Me take cutie kitten. Me kill you people (2014) - Lavoro personale




Disegno per Tapirulan (concorso d'illustrazione per il calendario 2015), Messia 




Omo Sgombro (2014)



Se vuoi sapere di più sui lavori di Jan Sedmak visita: 
Behance
Sito web
Jan Sedmak pagina Facebook




lunedì 19 gennaio 2015

Viaggio nello specchio


Morena Fanny Raimondo
Ritratto di More, opera di Angela Sottile
       





















Un ritratto, oppure un misterioso gioco ad incastro?

E' questo il motivo profondo e suggestivo dell'opera di Angela Sottile, artista dalle poliedriche attuazioni creative, che con il suo grande talento incastra il contrasto delle diverse forme espressive, per dar vita ad una terza realtà, quella surreale e introspettiva. Questa volta la sua opera, commistione di pittura, collage e digitale, diviene il regalo per un'amica, Morena. Il ritratto come lo specchio in cui riflettersi ed intraprendere un misterioso viaggio interiore. 

Tanguy: Come questo quadro ha trovato la strada per entrare nella tua casa?

Morena: Questo quadro è un regalo, un regalo dell'artista Angela Sottile, che è anche una delle mie amiche più care. Il fatto che sia stato realizzato con diverse tecniche espressive (il collage, la pittura, il digitale) lo collego al fatto di voler mettere in evidenza la complessità di una personalità, ma anche la sua libertà espressiva, con lo sguardo rivolto in alto e l'espressione sognante, proiettata oltre la pura razionalità.

Tanguy: Come ti senti quando osservi il tuo ritratto?

Morena: Mi piace moltissimo questo quadro, è strano vedere come gli altri ti vedono, cosa colgono, devo dire che è stato uno spunto per guardarmi da fuori e di conseguenza dentro. Mi fa riflettere sulle percezioni inconsce, il significato del vedersi attraverso...la tua dimensione interiore negli occhi dell'altro. A questo proposito mi vengono in mente le parole di Jorge Luis Borges
"La realtà è la nostra immagine del mondo che affiora in ogni specchio, è un fantasma che esiste solo per noi, che ci segue, si agita e svanisce."

Tanguy: È stato facile trovare nel tuo appartamento il posto per la tua opera d’arte?

Morena: Nel mio appartamento c’è sempre spazio per l’arte, e per di più per un regalo di un’amica. Mi piace circondarmi di cose fatte con passione.


giovedì 15 gennaio 2015

La magia dei dipinti a 4 mani nella raffinata opera di Chicrì.


ChiCrì Arte su Commissione” nasce dalla collaborazione di due artiste siciliane Chiara Benenati e Cristina Pizzitola che lavorano contemporaneamente alle loro creazioni. Definiscono la loro un “arte a quattro mani”. Entrambe autodidatte, iniziano a lavorare insieme per alcuni progetti sviluppando casualmente una tecnica comune che non lascia intravedere sulla tela le impronte delle due differenti mani.

La loro arte predilige soggetti tratti dalla realtà contemporanea e talvolta anche immagini fotografiche reinterpretate   attraverso l’utilizzo di effetti grafici

Caratteristico del loro stile sono le cosiddette “serie” ossia la riproduzione di una stessa immagine raffigurata da differenti angolazioni, e ancora la ripetizione di uno stesso soggetto riproposto nelle diverse fasi di composizione, definito "work in progress"








Consapevoli che l’Arte è qualcosa di fortemente soggettivo e che un preciso stile non può appagare il gusto di molti, ChiCrì promuove una nuova tipologia di arte, quella che fa ritorno ad un passato non molto lontano in cui è proprio il committente a decidere il prodotto artistico che desidera.


 


Nella loro contemporanea forma di committenza, le artiste propongono un simbiotico e inspiegabile sviluppo dell'immagine rappresentata. La loro magia sinergica esprime un mondo raffinato e femminile, vibrante ed esotico,frutto di uno spirito gioioso e ricco di sensuali sfaccettature. 





domenica 11 gennaio 2015

This must be the place...






Questo portasigarette da tavolo me l'ha regalato Eva, una cara amica. Una stilista di Venezia. La ospitai un fine settimana a Trieste. Appena entrata in casa si guardava intorno incuriosita. Poco dopo, quel giorno, uscì a fare un giro e rientrò verso sera con questo regalo, acquistato in un negozio di modernariato. 
Un soprammobile che si sposa perfettamente con quello che era l'arredo e il gusto della mia casa.





Questo fanno le persone sensibili: dialogano con gli oggetti, gli spazi e i luoghi attorno a loro. E con essi si intendono immediatamente. 
Non occorre conoscersi profondamente per regalare il giusto complemento d'arredo, basta gusto e intelligenza. 


Ancora oggi provo una grande soddisfazione quando premo con gesto disinvolto il pulsante in cima che apre il cilindro porgendo elegantemente le sigarette agli ospiti stupiti. 

  

giovedì 8 gennaio 2015

Lessico Famigliare

                                     



Affetto, Ricordi, Nostalgia, 
Abitudini

Per un tempo che è passato e non ritorna più, l'infanzia, la giovinezza, le estati 
rievocate dal disegno di 
Mate Solis.

Questo è l'oggetto delle meraviglie di Valentina.








Tanguy: Come questo quadro ha trovato la strada per entrare nella tua casa?

Valentina: Il quadro c’è sempre stato, ancora prima che potessi comprenderlo e mi ha seguito in tutte le tappe della mia vita, si potrebbe dire sia cresciuto con me. È il primo regalo d’amore da parte dei miei genitori, immortala me bambina, a pochi mesi di vita e la mia prima vacanza nell’isola di Cherso, uno dei grandi posti della memoria famigliare. L’artista che me l’ha fatto, Mate Solis, visionario ed eclettico, era un grande amico di mio padre e ha voluto omaggiare la mia nascita con questo ritratto.


Tanguy: Come ti senti quando osservi il tuo ritratto?


V: È come guardarsi in uno specchio che riflette un'immagine diversa da quella che hai imparato a riconoscere. Sapere di essere la stessa persona, senza esserlo più realmente. Una sensazione strana ma piacevole: vedere il mutamento del tempo nei passaggi, nelle trasformazioni e nelle perdite della vita che ogni età porta con sé. Altri ritratti sono seguiti, ogni dieci anni e vanno a comporre un trittico sulla parete della casa di famiglia che raffigura me a meno di uno, dieci e vent’anni.
A pensarci ora, mi dispiace dolo di aver saltato il ritratto dei trent’anni.


















Tanguy: È stato facile trovare nel tuo appartamento il posto per la tua opera d’arte?


V:Da quasi un anno vivo in Germania ma il quadro è rimasto dov’è: nella casa in cui sono cresciuta, dove è sempre stato perché fa parte di quel lessico famigliare che ritrovo solo a Trieste, la mia città natale.Ho pensato fosse giusto non mi seguisse nel mio girovagare per il mondo, mi piace ritrovarlo a ogni mio ritorno e sapere che mi aspetta 
a Casa.

Se vuoi sapere qualcosa di più su Mate Solis vai alla pagina Artisti



sabato 3 gennaio 2015

Francesca Verardo e i suoi pezzi unici: piccole sculture, ornamento del corpo e dello spazio


Una ricerca tra le pieghe dell’arte, dell’artigianato e del design. Pezzi unici, piccole sculture, che per mezzo di un materiale, la ceramica, diventano ornamento del corpo e dello spazio. Questi manufatti trasmettono la dedizione, la passione e il sapere di chi li progetta. Sono preziosi elementi a zero carati della nostra quotidianità.








Chi è Francesca?


Francesca Verardo è nata a Pordenone nel 1983. Architetto, per percorso di studi affrontato ma per passione e da poco anche per professione, ceramista. Ha iniziato la sua formazione artistica come ceramista nel 2003 attraverso un'intensa serie di corsi con celebri artisti contemporanei. Dedica la sua attuale ricerca al gioiello contemporaneo, lavorando sia la ceramica che la porcellana. Il suo lavoro è esposto in molti negozi e gallerie in Italia, Europa e Australia.













Cosa c'è di te nelle tue creazioni?


Tutto! Poiché sono io a concepirle, elaborale e realizzarle, rappresentano tutta me stessa


Come vengono realizzati i vasi?

I vasi hanno un procedimento lungo e complesso. Sono partita, come faccio sempre, disegnando l'oggetto; in seguito ho realizzato un cartamodello, che mi ha dato la dimensione volumetrica dell'oggetto finito. Ho poi modellato uno stampo in gesso che ne riprendesse le forme e ricavato il negativo di quest'ultimo, un contro-stampo: essendo cavo, può essere riempito di argilla liquida che, lasciata asciugare, aderisce alle pareti determinando lo spessore dei lati del vaso. A questo punto procedo alla rifinitura della superficie esterna; è una fase molto delicata perché l'oggetto è ancora morbido e può deformarsi facilmente. Determino l'effetto marmoreo graffiando il vaso con apposite spatole. 
Dopo una lenta essiccazione avviene una prima e lunga cottura a 1000 gradi che trasforma l'argilla in ceramica. Una volta cotti i vasi sono ulteriormente rifiniti, attraverso un'accurata levigatura che rende la superficie esterna molto liscia al tatto. In base alla versione procedo poi in 2 direzioni: se la versione prevista è Raku (un'antica tecnica giapponese) procedo ad estrarlo incandescente da una seconda cottura e stenderlo su un letto di trucioli, provocando una combustione che consente al fumo di “colorare” le pareti con delle sfumature antracite/nere. Invece, se la versione da fare è colorata, applico degli smalti all'interno del vaso che vengono fissati anch'essi in una seconda ed ultima cottura.





Che stato d’animo hai mentre lavori?

Dipende dal momento. Quando progetto sulla carta ho un approccio libero e aperto a qualsiasi soluzione. Nella realizzazione invece sono molto concentrata, soprattutto dove è richiesta particolare accortezza decorativa, come in alcune versioni dei gioielli, che rappresentano una parte molto importante della mia produzione.

Quale forma di magia o meraviglia vorresti esaltassero?

Una forma di meraviglia è suscitata dall'aspetto sempre nuovo che i vasi assumono in base al lato su cui vengono appoggiati e al punto di vista da cui li si osserva. Lo stupore è inoltre garantito dalla differenza tra percezione visiva e tattile: mentre la prima comunica un aspetto ruvido e materico, la seconda per contrasto risulta liscia e setosa. Vorrei che le mie creazioni fossero in grado di risvegliare una sensibilità per degli oggetti che racchiudono un sapere tramandato ed evolutosi nei secoli, come quello della ceramica, e parallelamente riuscissero a raccogliere e rappresentare gli aspetti formali e decorativi contemporanei.

Che tipo di arricchimento potrebbero dare all’interno della casa di Tanguy?

Vorrei che i miei vasi fossero in grado di avere un duplice valore, che non li releghi a mero oggetto artistico o funzionale. Che espletino contemporaneamente sia una funzione pratica (svuota tasche, portapenne, in base al lato dove viene appoggiato) che decorativa, in modo da poter soddisfare al meglio le necessità e la sensibilità dei miei clienti.