venerdì 1 gennaio 2016

Fumatto, l'Eccentrico Creativo di un umanesimo contemporaneo



Chi e' fumatto?


Anima creativa, personalità eccentrica, Matteo Fumagalli, in arte Fumatto

Consapevolezza, ironia e studio sociale caratterizzano i miei lavori. Sono nato a Milano nel 1976, dopo il diploma in comunicazioni visive mi sono specializzo in tecniche d’animazione alla scuola di cinema e ho iniziato a lavorare nello studio dell’artista Fusako Yusaki. Parallelamente lavoravo come decoratore affacciandomi allo studio del mosaico, alle tecniche di pittura come l’affresco e il trompe l'oeil. Poliedrico, dalla matita al muro,dalla modellazione alla decorazione, dal fare e disfare. Vivo e lavoro a Milano. Attualmente collaboro in qualità di creativo con diverse agenzie per la realizzazione di show, eventi ed a progetti editoriali legati al mondo della moda o del design

Cosa rappresenta nelle sue opere?


Sono un attento osservatore della società contemporanea, dei suoi cambiamenti e del suo evolvere. L’uomo è al centro, un processo continuo, mutabile quanto gli strumenti che utilizzo nel mio lavoro .





Che stato d'animo ha quando le realizza?


Calma e pazienza diventano uno strumento per controllare velocità e precisione nei gesti. Mi abbandono all’esecuzione quasi senza più pensare al soggetto. Da qui nascono le serie di ritratti “scotch&bic” e la serie R-tape .

Che domande crede si possa fare il fruitore dinnanzi ad esse?


La mia urgenza è raccontare. Superfici e medium diventano protagonisti quasi a voler prevaricare il soggetto rappresentato. La scelta della tecnica diventa elemento forte, curioso, su cui ci si sofferma …..


Che tipo di arricchimento potrebbero dare in un ordinario contesto abitabile?


Oggi la casa come luogo è più che mai riflesso del proprio io. Design illuminazione, tecnologia sono alcuni degli ingredienti con i quali cimentarsi per creare il proprio spazio abitativo, portafoglio permettendo!!!Allora nasce ikea, le case si somigliano tutte, dalle sedie ai quadri. Ecco che investire su giovani artisti diventa oltre che una scommessa la possibilità a uscire dall’omologazione. Possedere un pezzo unico e il suo imprescindibile valore, la sua storia e la possibilità di raccontarla ad altri.




Quali sono i lavori che ti rappresentano maggiormente?


I lavori che mi rappresentano maggiormente sono frutto di una costante collaborazione con Giorgia Albani, amica, professionista, videoartist che rilegge e traduce i miei disegni e l’essenza dei miei lavori in un oggetto artistico e narrativo dinamico e indipendente con un valore assoluto a se stante, un’opera multimediale che ne moltiplica forza e potenzialità.



















Due icone del block notes, due arnesi da manuale in via d’estinzione che si incontrano. Ritratti da tavolo.Uno scarabocchio che si fa dettaglio preciso, che diventa sguardo e materia ri-creata in un equilibrio fragile e potente, sottolineato dalle superfici removibili e temporanee su cui prende forma.Memorie instabili come i soggetti rappresentati, indelebili icone di un’epoca tratteggiata da contraddizioni profonde come quella in cui viviamo.

















 

Storia di un libro sfogliato dal vento, le cui pagine si sono perse nel tempo. Un libro mai scritto, dove si scopre che esisteva un uomo capace di salvare 800 ebrei con una semplice bici. Gli eroi non hanno tempo per vivere, ma a volte i loro segreti raccontano le vite degli altri. Eroi come Gino Bartali, uno di quelli che fa gli autografi alla vita e poi va via come una folata. Uno di quelli che, di secondo lavoro, salva le vite e non lo dice a nessuno. Matteo Fumagalli, alias “Fumatto”, racconta quella storia, alla sua maniera. Un po’ visionario, un po’ detective e un po’ antiquario. A metà tra Erodoto e Lagerfeld. Realizza così una sorta di tableau vivant (e“rèsistant”) in cui rilegge la storia sotto forma di tempesta di appunti, disegni, gesso colato e graffi accumulatisi per caso. Nel tempo. Senza colpevoli e senza eroi, ma fatti muti e resistenti. Indizi. Fumatto mette in scena quelle carte, sotto dettatura di mille voci. Perché tutti sapevano, ma solo uno era stato in grado di farlo in gran segreto. Un accumulo di appunti, documentato dalla vita. Come un grammofono che all’improvviso inizia a stampare fogli a ripetizione. Fatti rilegati in forma di strappi alla storia. Come Fumatto che, a testa bassa in una tinozza di inchiostro, cerca quelle verità nascoste che ancora profumano di tabacco, calce e sospiri. In un caldo omaggio all’uomo più giusto.*

Andrea Celi*

Gino Bartali, nel 2013 è stato dichiarato 'Giusto tra le nazioni' dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell'olocausto fondato nel 1953. La nomina di 'Giusto tra le nazioni' è un riconoscimento per i non-ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.





Giorgia Albani nasce a La Spezia nel 1982. Laureata in Design della Comunicazione presso il Politecnico di Milano. Specializzata in montaggio video per cinema e televisione. Vive e lavora a Milano. Presso la Casa di produzione Rumblefish lavora come assistente producer e video editor. Collabora con l'agenzia fotografica Marka in qualità di grafica creativa e video specialist, occupandosi della comunicazione audiovisiva dell'agenzia e dell'ideazione e realizzazione di contributi video fotografici per web ed eventi (booktrailer, documentari, pillole, spot, ritratti). Lavorare a stretto contatto con l'archivio fotografico dell'agenzia fa crescere in lei la passione e la cultura dell'immagine e la ricerca di un punto di incontro tra fotografia e video, tra immagini statiche e in movimento, come parti della stessa realtà. Dal 2010 lavora come Art Director e Videomaker presso Filmmaster Events, società specializzata nella progettazione e produzione di eventi corporate, show e cerimonie di livello internazionale. Parallelamente il suo interesse per i nuovi linguaggi della fotografia di reportage, del video, del documentario e dei media correlati alle arti la portano a sperimentare nuovi linguaggi audiovisivi legati al phototelling, mettendo la tecnica e la sensibilità artistica al servizio dell'autorialità per sviluppare un racconto multimediale. Collabora con l'artista Matteo Fumagalli in arte Fumatto e il fotografo Paolo Bona realizzando contributi video che arricchiscono i loro progetti e mostre con l'intenzione di creare un valore aggiunto che possa esplorare ed esplodere tematiche strettamente correlate al progetto stesso.

Contributi video per eventi ed esposizioni:

- Contribuzione video per l'esposizione THE WHITE RABBIT di Matteo Fumagalli presso la B gallery (Roma 2013).

- Contribuzione video per l'esposizione ARTape – GALLERIA DAVICO di Matteo Fumagalli (Torino 2014).

- Supporto multimediale video fotografico che da voce alle donne resistenti intervistate per la mostra fotografica "DONNE PARTIGIANE" di Paolo Bona (Cornaredo, Aprile 2015) (Milano, Progetto Fedora. "Donna, Territorio, Arte, Benessere. Una Settimana per la donna nel quartiere Isola di Claudia Rordorf", Spazio Plan B, giugno 2015)

- Contributo multimediale sulla realtà CIVITAS VITAE di Padova, centro polifunzionale e primo esperimento di infrastruttura di coesione sociale che vuole valorizzare la complementarietà delle differenze generazionali documentata dal fotografo Paolo Bona. Video proiettato durante l'evento EXPO Global Forum organizzato dall'Associazione Donne e Tecnologie presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. (Milano, luglio 2015)

- Contributo multimediale per la mostra W GINO, tributo a Gino Bartali c/o Ciclofficina e Vineria Ciclosfuso (Milano, novembre 2015)

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albangiorgia@gmail.com

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Matteo Fumagalli in arte Fumatto nasce a Milano nel 1976! Diplomato in comunicazioni visive. Specializzato in tecniche d’animazione alla scuola di cinema. Vive e lavora a Milano. Poliedrico dalla matita al muro, dalla modellazione alla decorazione! dal fare al disfare. Attento osservatore della società contemporanea, dei suoi cambiamenti e del suo evolvere. L’uomo è al centro, un processo continuo, mutabile quanto gli strumenti che utilizza nel suo lavoro d’artista.

Esposizioni:

-teatro filodrammatici di Milano per: visioni, parole e musica per ERRI DE LUCA con Milvia Marigliano 2001

- WHITE Milano (evento moda) esposizione SCRATCH’N’STRIPES 2012

- MITO : performance live (spettacolo “LA MUSICA DI SOCRATE” di e con ANDREA PEZZI) 2012 

video installazione BROOOM gallery London UK 2013

-B gallery esposizione THE WHITE RABBIT Piazza di Santa Cecilia 16 (trastevere ) 2013

-ARTape GALLERIA DAVICO Torino 2014!

-PARATISSIMA sezione speciale “ironics” 2014!

Collaborazioni:

-FIAT

-VOUGUE accessorio

-VOGUE.IT

-ICEBER

-YOOX

-SWAROSKI

-JUVENTUS

-OFFICINE PANERA

-BNL

-DISCOVERY

-MASERATI

-FORD




























domenica 25 ottobre 2015

Le opere di Vera Carollo - Carezze per l'anima


Chi è Vera Carollo?


Chi è Vera Carollo?... ecco come un misto di panico ed entusiasmo inceppa la mente di una dislessica poliedrica. Dopo giorni trascorsi a pensare a come rispondere a questa domanda, facendo riunioni continue nel mio cervello, ascoltando sentimenti e parti di me e accogliendone tesi e proposte, ho deciso di risolvere questo tamponamento a catena con una frase del Genio della Lampada di Aladin, della Walt Disney, che spesso amareggiato diceva: 


“Grandi Poteri, in un minuscolo spazio vitale”. 




Cosa rappresenti nelle tue opere?


Nelle illustrazioni e in alcune opere grafiche e pittoriche gli scenari quasi onirici nascono e si propongono delicatamente tra pittura e collage, ricoperti da un velo di romanticismo che accoglie gli aspetti più teneri e fragili dell’umano (che rimane sempre il tema prevalente nei miei lavori), anche nei suoi sovradimensionamenti o nei punti di vista più inusuali o metaforici. 

Nei ritratti e nelle sculture, misuro il peso dell’anima, indagando l'identità, vista come costruzione esperienziale, come risultato di processi di vita e di morte, denudando e denunciando impietosamente la condizione di una spiritualità privata di linfa e alla deriva da se stessa. Lasciando a volte percepire una crisi d'identità, analizzata ed esteriorizzata per proporre possibili processi di salvazione, gli stessi processi interiori di riscatto e purificazione. 





Che stato d'animo hai quando le realizzi?

Mi sento a casa. Tutti i miei sentimenti e le caratteristiche più intime della mia persona trovano il loro canale, il loro posto nel mondo e mutano e si trasformano e trasformano. Tra flussi, riflussi e pensieri tormentati, l’unica espressione possibile è quella: l’arte, la catarsi. La creazione, la riflessione, l’interpretazione, mettono radici dentro di me permettendomi di osservarmi dall’esterno. 

L’arte si insinua nel dolore e nella mancanza e, riempendola, la annulla. Ma di fatto si tratta pur sempre di un rito, il creare, in cui l’artista stesso è anche o soprattutto un tramite, un traduttore, una spugna, un essere quasi in trance ma lucidamente attento: un canale. E tale mi sento.

Che domande credi si possa porre il fruitore dinnanzi ad esse?

Mi è sempre piaciuto molto scoprire, durante le mostre o quando qualcuno viveva le mie creazioni, che sentimenti provavano, pensieri, vedere quanto si svelava o meno ciò che avevo sintetizzato in forma o linea e quanto io stessa non ne avevo ancora considerato o esplicitato a me stessa. Mi auguro sempre comunque che il fruitore si senta accarezzato, toccato da qualcosa che anima o accende o consola.



Che tipo di arricchimento potrebbero dare in un ordinario contesto abitabile?


Frammenti di posti magici, quasi come sogni ma familiari , fatti di sfumature e simboli, pensieri, sentimenti universali dove l’uomo è sempre al centro, immerso o in rapporto col suo contesto, proponendosi delicatamente o con forza in un piacevole “mondo sospeso”.

























martedì 1 settembre 2015

DULCIS ANIMALIA. Le creature fantastiche nell'opera dell'artista Stefania Cordone


Chi è Stefania Cordone?


Ecco la domanda che tra tutte lascio per ultima. Non mi piace definirmi. Mi sembra di dover porre un limite a qualcosa che vorrei fosse continuamente in movimento, cangiante e indefinibile. Così mi piace pensarmi. Forse tra tutte le definizioni che potrei mettere nero su bianco preferisco scegliere questa che racconta una parte di me fondamentale, quella che cerca di sottrarsi di continuo alla banalità e alla fossilizzazione.


 


Cosa rappresenti nelle tue opere?


I soggetti che rappresento, soprattutto da due anni a questa parte, sono delle creature fantastiche, evocazioni animalesche, bestie inventate che, pur avendo denti aguzzi e bocche enormi, hanno sempre uno sguardo tenero e innocente. Sono degli esseri grotteschi e in quanto tali hanno bisogno di uno sguardo più profondo per capirne la dolcezza. Non vogliono raccontare nulla in particolare; vogliono solo esistere in se stessi.Il grottesco è ciò che prediligo, ma ovviamente "per lavoro" mi capita di dover utilizzare altri registri. Che non disdegno.

 

Che stato d'animo hai quando le realizzi?


Non ho uno stato d’animo precisamente identificabile. 

Sono molto concentrata, relegata nell’unico luogo esistente in quel momento, uno spazio astratto, a tratti metafisico, in cui la sola urgenza è quella di far “funzionare” l’immagine su cui sto lavorando

A volte sono in uno stato di grazia, quando trovo l’intuizione giusta, quando, ad un certo punto improvviso, è l’immagine a condurmi quasi come se prendesse vita propria, autonoma rispetto alla mia volontà che in quel caso non può che farsi condurre. Altre volte, invece, sono molto frustrata; quando non riesco a dialogare con ciò che ho di fronte, che sia carta, tela o muro; quando, dopo ore di lavoro, mi sembra di restare al di fuori di ciò che sto facendo, in uno stato di separazione che non trova un senso. Fortunatamente, la base comune dei due estremi è il piacere del fare, nel senso più artigianale del termine.






Che domande credi si possa porre il fruitore dinnanzi ad esse?


Credo che la domanda più frequente sia da dove vengono queste creature. Almeno è quella che mi hanno posto più spesso. Una risposta potrebbe essere quella di citare alcuni riferimenti per me molto presenti, che vanno da Hieronymus Bosch a François Rabelais, da Pieter Bruegel il Vecchio a Dario Fo, da Rembrandt van Rijn alla Commedia dell’Arte, per dirne alcuni. Ma ad essere sinceri i miei riferimenti stanno in tutto ciò che vedo, sento e leggo nelle mie giornate. Anche la cosa più banale può suggerire un mondo da inventare. Non so quali altre domande potrebbero sorgere di fronte ai miei lavori. Ma mi piace l’idea che in ogni caso non lascino indifferenti.


Che tipo di arricchimento potrebbero dare in un ordinario contesto abitabile?


La genesi di ognuna di queste creature è un gioco di improvvisazione. Faccio delle linee a caso, a volte anche senza guardare, e poi, seguendo i suggerimenti che quelle linee casuali mi danno costruisco e invento delle forme, sperimentando segni differenti. Ogni volta non so dove sto andando, però ci voglio andare. Questo è quello che in primo luogo raccontano i miei disegni. Ciò magari non si deduce immediatamente, però una qualche freschezza dell’immagine che viene direttamente dal gioco c’è e si legge. 

Allora è questo l’arricchimento che possono suggerire: quello di ricordare che nella vita ci si può continuamente reinventare attraverso il gioco, seguendo dei percorsi non stabiliti, lasciando un po’ di spazio al caso.




lunedì 24 agosto 2015

Attimi di memoria: l'opera dell'artista Vittoria Piscitelli


Chi è Vittoria Piscitelli?


Ho ventisei anni e un comportamento isterico a fasi alterne. L'unico luogo in cui, quasi sempre, mi ritrovo in accordo con me stessa e con le mie aspirazioni è l'Arte.


Cosa rappresenti nelle tue opere?


Lavoro nella maggior parte dei casi con il collage. Quando sono riuscita ad affrancarmi dalla seconda dimensione tentando la scultura ho perseverato nell'utilizzo della carta. 

Il collage e la carta sono le mie ossessioni e non saprei razionalmente spiegarmelo

La carta è uno di quei materiali che tendiamo a sprecare di più, la carta in tal senso è così drammatica, così romantica e così avvilita. Anche il collage è il linguaggio della nostalgia e della solitudine: recuperare foto antiche, vecchi giornali o vecchie cartoline è un'incessante desiderio di passato. 

C'è da aggrapparsi a questo tempo tiranno, ai nostri ricordi, ai nostri malumori.

Voglio rappresentare tutto quello che non piace più, che non è mai piaciuto e che nessuno vuole: i miei U.G.L.Y. (mostri che ho iniziato a creare dai ritagli delle riviste di moda e ho presentato per la prima volta in occasione della mia prima personale napoletana U.G.L.Y. u go losing yourself) sono esattamente l'orrido che c'è in ognuno di noi, che tendiamo a nascondere per omologarci a qualcuno, a qualcosa, ma che rappresenta, inevitabilmente, la parte più autentica e più straordinaria di noi.


Che stato d'animo hai quando le realizzi?


Uno dei sentimenti ai quali mi aggrappo costantemente (e assurdo sarebbe se gli artisti o i presunti tali non lo facessero) è l'empatia. La capacità di entrare nell'altro o almeno rendere la propria autobiografia una metafora universale è una delle grandi costanti della storia dell'arte. 


Arte è Amare, e Amare vuol dire comprendere, studiare, fare sacrosantissimi compromessi.

Dunque quando creo tento di rimanere incastrata in me stessa sporgendomi nelle storie degli altri: è così che è nata Abat-Jour (mostra dello scorso aprile a Napoli presso la Galleria Arti Decorative di Alessandro Malgieri e Maria Grazia Gargiulo a cura di Federica De Rosa e Corrado Morra): acquistavo in giro per Napoli antiche foto di inizio Novecento nei negozi di antiquariato che sono incantevoli e drammatici luoghi delle memorie perdute. Ho tentato di ridare una storia e una dignità a tutti quegli oggetti, talvolta servendomi di pura letteratura, altre volte attingendo nella mia storia personale.

Le mie frustrazioni, quelle di quei volti ignoti di antiche fotografie, le storie narrate intorno ad un tavolo apparecchiato con piatti romantici, certe cartoline, ecco, tutto si confondeva. Dove sono io e dove siete voi?


Che domande credi si possa porre il fruitore dinnanzi ad esse?

Spero tanto possa farsi delle domande su se stesso e non sui miei lavori che sono banalmente, semplicemente oggetti composti da carte, tele, colori. Il vero oggetto imperscrutabile è il fruitore stesso e la sua storia. Con Abat-Jour ho desiderato tanto che i visitatori della mostra potessero tornare a casa e iniziare a cercare se stessi per la prima volta. 


Che tipo di arricchimento potrebbero dare in un ordinario contesto abitabile?


Ho sempre lavorato pensando alle case invece che ai musei. Quando entro nelle case degli amici o dei familiari interrogo spesso i quadri alle pareti, certi merletti sui tavoli o statuine bronzee: mi chiedo quando li abbiano acquistati, chi glieli ha regalati, cosa vedessero in quell'opera o in quell'altra.

I musei o le gallerie, invece, sono cliniche bianchissime, silenziosissime. Vorrei che i miei lavori entrassero nelle case, nelle vite e nelle routine, che diventassero attimi di memoria, oggetti pieni di storie di chi li possiede

In un museo o in una galleria le opere d'arte non appartengono mai a nessuno in particolare. Sono di tutti e di nessuno. Vivono momenti impenetrabili di solitudine.


foto_

1) Volevo, installazione, 2015, foto di Andrea Gerardo Silvestri
2) Finché morte non ci separi, collage, 2015
3) Dicono sempre che sono speciale, tecnica mista su piatto antico, 2015
4) Senza titolo, tecnica mista su tavola, 2014
5) Sto tornando a casa, tecnica mista su pastello antico, 2015
6) Mostra Abat-Jour, foto di Andrea Gerardo Silvestri


                       







domenica 19 luglio 2015

La nostalgia del ricordo nell'opera di Laura Armato

UNTITLED - LAURA ARMATO


Chi è Laura Armato?


"Ma chi Laura Armato quella che non stacca la mano dal foglio e fa i
disegnini sul circo? Si l'ho conosciuta, sembra una persona carina. Di sicuro ha il brutto vizio di mangiarsi le unghia e non si cura abbastanza ma sembra in gamba dai."
Devo veramente rispondere a questa domanda? E' la stessa domanda che mi faccio quando perdo l'equilibrio. Laura Armato e' permalosa e molto testarda. Sin da piccola ha sempre avuto un sogno. L'arte? no. La moda? no. I gioielli? no. L'indipendenza. Lei sognava di essere indipendente dai suoi, dalla scuola, dai giocattoli, dagli amici, dal fidanzato, dai soldi. Crescendo ha capito che e' impossibile essere indipendenti. Si e' sempre schiavi di qualcosa. Si puo' essere schiavi dell'amore, di se stessi, di un terno al lotto che non arriva mai. Allora un giorno in un periodo poco felice fece qualcosa di liberatorio:prese in mano un album, un foglio bianco, una penna, chiuse gli occhi e inizio' a disegnare.

CIRCUS - L'elefante
CIRCUS - tattoed famly

WITHOUT PAPERS - una giornata al mare

Cosa rappresenti nelle tue opere?


La nostalgia del ricordo. Che io mi ricordi, non ho mai fatto un disegno dove non fosse almeno presente una persona, un volto, almeno presente una persona, un volto, Oh la negazione di un volto. Spesso disegno le persone senza volto ma comunque sono persone che negano la propria identita'. 
Il penultimo progetto si chiama infatti "Without papers", senza carta d'identita'E' la storia di una famiglia ritrovata in un album fotografico l'energia di quelle foto e' davvero forte e commovente, e ho cercato di trasmettere ed interpretare la loro storia attraverso il disegno.

CIRCUS - Dodge Sister 

CIRCUS - I figli dell'equilibrista

CIRCUS - Josephina Joseph

Che stato d'animo hai quando le realizzi?



Lavoro soprattutto con le foto. Meglio se originali. Quindi prima di disegnare, la osservo attentamente, cerco i dettagli, cerco di immaginare di essere in mezzo a quelle persone, in quell'esatto
momento e rivivere le stesse sensazioni. Immaginare chi altro ha toccato quella foto, chi l'ha vista. Immaginare se qualcuno l'ha persa o la sta cercando.



Il primo disegno
MARITUZZA -
I lunghi capelli della mamma



Che domande credi si possa porre il fruitore dinnanzi ad esse?


Spesso capita che la gente si soffermi a lungo sui miei disegni, cerca i dettagli, studia l'espressione del viso , probabilmente cerca l'inizio e la fine del percorso che ho fatto con la penna.

Che tipo di arricchimento potrebbero dare in un ordinario contesto abitabile?


L'arricchimento che puo' dare qualsiasi opera d'arte, di qualsiasi livello credo sia prima di tutto emotivo. Non mi e' mai capitato di comprare un disegno o un dipinto perche' avevo un buco nella parete da coprire ma perche' in qualche modo mi ha colpito emotivamente e l'ho desiderato tanto da acquistarlo e poi trovargli un posto in casa. Spero sia lo stesso per gli altri con i miei disegni!

MARITUZZA - Il matrimonio



WITHOUT PAPERS
la sorella pazza
WITHOUT PAPERS
i pensieri di Angelo





















WITHOUT PAPERS
Una giornata al mare



su fb: WOPillustrations
tumblr: http://lauraarmato-illustration.tumblr.com/



giovedì 2 luglio 2015

Funzione e bellezza nelle lampade di Gabriele Gratton


CHI E’ GABRIELE GRATTON?

In una parola sola mi definirei un creativo, mi piace reinventare quello che ho, trovo o mi danno.Da un rotolo di spago realizzo una lampada, da tubi di plotter un appendiabiti. Fin da bambino mi piaceva creare, disegnare, colorare. Da una scatola di cartone nasceva una macchina o almeno io la vedevo così. Mi definirei anche un sognatore, cerco di vedere il bello nelle cose e cerco di imprimerlo in quello che creo. Il mio percorso professionale è stato tecnico perché mi hanno sempre detto che nella vita bisogna essere pratici non troppo sognatori, quindi quello che realizzo penso sia un insieme di queste due cose, la funzione e la bellezza. Spesso utilizzo materiali di recupero, scarti di lavorazioni che riadatto e alle quali ridò una seconda vita. Mi piacerebbe proseguire il mio percorso di crescita creativa “rimodernando e reinventando” complementi d'arredo che ormai ci hanno stancato o stonano con un arredo contemporaneo.

 

CHE STATO D’ANIMO HAI QUANDO LE REALIZZI?

Quando creo ho un senso di euforia, un insieme di emozioni difficili da spiegare che mi fanno lavorare veloce con la mente e con le mani.

COSA RAPPRESENTI NELLE TUE OPERE DI DESIGN?

Il bello della vita, la gioia, il colore, il calore … in poche parole sensazioni, emozioni che spero di evocare. Negli anni ho realizzato quasi solo lampade perché con i giochi di luci e ombre si hanno grandi effetti, inoltre devono essere sia belle da spente che da accese, non troppo cariche ma neanche troppo smorte e sopratutto collocabili in qualunque contesto creativo.

CHE TIPO DI ARRICCHIMENTO POTREBBE DARE IN UN ORDINARIO CONTESTO ABITABILE?

Quello che realizzo va a rompere gli schemi, mi piacerebbe prima di iniziare un’opera avere un contatto con chi poi andrà a comprarla per capire che tipo di persona sarà il suo fruitore, e in quale ambiente andrà ad essere collocata. Penso che le mie opere siano qualcosa di diverso, non il solito complemento d'arredo necessario per abbellire una stanza, ma un qualcosa che si differenzia e allo stesso tempo si amalgama, con un valore aggiunto rispetto ad un ordinario contesto abitabile.

 fb grabriele gratton